Israele-Gaza, Gantz: “Hamas non ha ancora risposto formalmente a ultima proposta”

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(Adnkronos) – Hamas non ha ancora risposto formalmente all’ultima proposta. A sottolinearlo è stato Benny Gantz, ex capo di stato maggiore israeliano, membro del gabinetto di guerra, che ha criticato le fonti che commentano anonimamente le notizie relative ai negoziati in corso.  

“Consiglio alle ‘fonti diplomatiche’ e a tutti gli altri protagonisti delle decisioni di attendere gli aggiornamenti ufficiali, di agire con moderazione e di non farsi prendere dall’isteria per motivi politici”, ha dichiarato in un comunicato. 

Quando Hamas presenterà una risposta, il gabinetto di guerra si riunirà per deliberarla, ha poi affermato. La dichiarazione arriva dopo che un funzionario israeliano vicino ai colloqui ha negato che Israele abbia accettato di porre fine alla guerra nel quadro di un accordo, ed ha ribadito la promessa del primo ministro Benjamin Netanyahu secondo cui un’operazione a Rafah andrà avanti con o senza un accordo. 

Hamas avrebbe approvato la prima fase di un accordo per il rilascio degli ostaggi, in cambio di garanzie americane su un completo ritiro di Israele da Gaza tempo 124 giorni, a completamento delle tre fasi che comporrebbero l’intesa. Lo rivela una fonte di Hamas citata dall’emittente israeliana Channel 12, secondo cui le garanzie americane sarebbero state fatte pervenire per il tramite dei mediatori egiziani e qatarini che oggi incontrano al Cairo esponenti di Hamas. L’accordo prevederebbe inoltre la promessa sostenuta dagli Stati Uniti che Israele non avvierà la prevista operazione nella città meridionale di Rafah, nell’enclave palestinese.  

L’ultima proposta di accordo prevederebbe una prima fase di durata fino a 40 giorni durante la quale 33 ostaggi tenuti a Gaza verrebbero rilasciati e l’Idf si ritirerebbe da parte della Striscia. La seconda fase si estenderebbe fino a 42 giorni durante i quali verrebbero rilasciati tutti gli altri ostaggi ancora in vita e le parti si accorderebbero sulle condizioni di un ritorno alla calma a Gaza. Durerebbe 42 giorni anche la terza ed ultima fase, dedicata alla consegna dei corpi senza vita. 

Nel corso della prima fase è anche previsto il rientro della popolazione palestinese che si è rifugiata nel sud di Gaza nella parte settentrionale della Striscia: Israele, secondo gli Stati Uniti, avrebbe accettato un rientro senza limitazioni della popolazione nelle aree di provenienza.  

Nel quadro dell’intesa è previsto inoltre il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi. La fonte di Hamas citata da Channel 12 ha parlato di “compromessi raggiunti” sul numero di detenuti da rilasciare in cambio della liberazione di ciascun ostaggio. La notizia riportata oggi dal Times of Israel segue l’annuncio di Hamas che nella tarda serata di ieri ha reso noto che una sua delegazione andrà al Cairo “determinata a raggiungere un accordo tale da soddisfare le richieste palestinesi”.  

L’insistenza del primo ministro Benjamin Netanyahu affinché Israele entri a Rafah, indipendentemente da un potenziale accordo per lo scambio di ostaggi, è un “elemento chiave” in discussione nei colloqui in corso oggi al Cairo, ha detto ad al Jazeera il portavoce di Hamas Osama Hamdan, precisando che “sfortunatamente, c’è stata una chiara dichiarazione da parte di Netanyahu secondo cui, indipendentemente da ciò che potrebbe accadere, se ci fosse o meno un cessate il fuoco, vi sarà l’attacco. Ciò è in contraddizione rispetto ai colloqui in corso”. 

“Vogliamo almeno sapere esattamente cosa significa la dichiarazione” di Netanyahu, ha aggiunto Hamdan. Ciò che noi intendiamo è che qualsiasi raggiungimento di un cessate il fuoco significa che non ci saranno più attacchi contro Gaza e Rafah”. 

Scatta intanto l’ultimatum di Israele ad Hamas per un accordo sul cessate il fuoco nella Striscia. Tel Aviv ha dato una settimana di tempo, altrimenti avvierà l’operazione militare a Rafah, dove sono rifugiati circa 1,4 milioni di palestinesi. L’Egitto, secondo le news riportate dal Wall Street Journal e attribuite a fonti del Cairo, ha lavorato con Israele sulla nuova proposta di cessate il fuoco presentata ad Hamas lo scorso weekend.  

I danni di un’operazione miliare israeliana a Rafah “andrebbero oltre l’accettabile” senza un piano per proteggere i civili palestinesi. E’ l’avvertimento rilanciato dal segretario di Stato americano Antony Blinken, che ha parlato al McCain Institute’s Sedona Forum in Arizona. “Assente un piano del genere, non possiamo sostenere una grande operazione militare a Rafah, perché i danni che farebbero andrebbero oltre quello che è accettabile”, ha ammonito Blinken, secondo cui “ci sono modi migliori per fare quello che serve a Israele per risolvere quello che resta del problema di Hamas”. 

E’ Hamas “l’unico ostacolo” ad un accordo, ha poi ribadito il segretario di Stato americano. “Aspettiamo di vedere se, in effetti, possono accettare un sì come risposta sul cessate il fuoco e sul rilascio degli ostaggi – ha dichiarato Blinken al Forum di Sedona del McCain Institute in Arizona – La realtà in questo momento è che l’unica cosa che si frappone tra la popolazione di Gaza e il cessate il fuoco è Hamas”. 

Sarebbero 34.654 i morti registrati a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana contro l’enclave, successiva all’attacco del 7 ottobre di Hamas in Israele. Ad aggiornare il bilancio, parlando inoltre di 77.908 feriti, è stato il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas. 

Aerei da combattimento israeliani hanno colpito postazioni a Khan Younis, nel sud di Gaza, dopo che un razzo è stato sparato ieri dall’area del Kibbutz Ein Hashlosa. Ad annunciarlo sono state le Forze di Difesa israeliane, precisando che il razzo è caduto vicino al confine. Un altro raid sferrato dai caccia nel sud di Gaza ha preso di mira un lanciarazzi che era pronto per essere utilizzato in un attacco contro Israele. Il raid, ha precisato l’Idf, citato dal Times of Israel, è stato effettuato dopo che i civili che si erano rifugiati nell’area erano stati evacuati.  

Nel centro di Gaza, sono stati effettuati attacchi aerei contro le postazioni di lancio dei mortai pronte per attacchi contro le truppe, precisa la fonte militare. La Marina ha anche effettuato attacchi lungo la costa della Striscia, in gran parte a sostegno delle forze di terra che operano nel centro di Gaza, è stato infine reso noto.