Gaza, media: “Da Hamas via libera a prima fase accordo. Al Cairo progressi significativi”

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(Adnkronos) – Hamas avrebbe approvato la prima fase di un accordo per il rilascio degli ostaggi, in cambio di garanzie americane su un completo ritiro di Israele da Gaza tempo 124 giorni, a completamento delle tre fasi che comporrebbero l’intesa. Lo rivela una fonte di Hamas citata dall’emittente israeliana Channel 12, secondo cui le garanzie americane sarebbero state fatte pervenire per il tramite dei mediatori egiziani e qatarini che oggi incontreranno al Cairo esponenti di Hamas. L’accordo prevederebbe inoltre la promessa sostenuta dagli Stati Uniti che Israele non avvierà la prevista operazione nella città meridionale di Rafah, nell’enclave palestinese.  

L’ultima proposta di accordo prevederebbe una prima fase di durata fino a 40 giorni durante la quale 33 ostaggi tenuti a Gaza verrebbero rilasciati e l’Idf si ritirerebbe da parte della Striscia. La seconda fase si estenderebbe fino a 42 giorni durante i quali verrebbero rilasciati tutti gli altri ostaggi ancora in vita e le parti si accorderebbero sulle condizioni di un ritorno alla calma a Gaza. Durerebbe 42 giorni anche la terza ed ultima fase, dedicata alla consegna dei corpi senza vita. 

Nel corso della prima fase è anche previsto il rientro della popolazione palestinese che si è rifugiata nel sud di Gaza nella parte settentrionale della Striscia: Israele, secondo gli Stati Uniti, avrebbe accettato un rientro senza limitazioni della popolazione nelle aree di provenienza.  

Nel quadro dell’intesa è previsto inoltre il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi. La fonte di Hamas citata da Channel 12 ha parlato di “compromessi raggiunti” sul numero di detenuti da rilasciare in cambio della liberazione di ciascun ostaggio. La notizia riportata oggi dal Times of Israel segue l’annuncio di Hamas che nella tarda serata di ieri ha reso noto che una sua delegazione andrà al Cairo “determinata a raggiungere un accordo tale da soddisfare le richieste palestinesi”.  

Israele “non accetterà in alcuna circostanza la fine della guerra come parte di un accordo per il rilascio dei nostri ostaggi”. A sottolinearlo, smentendo intanto i resoconti dei media secondo cui gli Stati Uniti avrebbero assicurato che tutte le truppe verranno ritirate da Gaza a conclusione di un accordo in tre fasi, è un funzionario israeliano vicino ai colloqui citato dal Times of Israel. “Come deciso a livello politico, l’Idf entrerà a Rafah e distruggerà i restanti battaglioni di Hamas, con o senza una tregua temporanea per consentire il rilascio dei nostri ostaggi”, ha affermato. 

I team negoziali di Hamas e dei negoziatori qatarini sono arrivati intanto al Cairo per nuovi colloqui. A riferirlo sono state fonti all’aeroporto della capitale egiziana. I due team sono arrivati a bordo di un volo in provenienza dal Qatar.  

Anche la televisione statale egiziana al-Qahera News ha riferito dell’arrivo di una delegazione di Hamas al Cairo e ha parlato di “progressi significativi” nei negoziati per raggiungere l’accordo. 

L’emittente, citando quella che ha definito una fonte di alto livello, ha affermato che la squadra egiziana impegnata nei negoziati ha raggiunto una “formula di consenso” su diverse questioni controverse. Non sono stati forniti dettagli specifici. 

L’insistenza del primo ministro Benjamin Netanyahu affinché Israele entri a Rafah, indipendentemente da un potenziale accordo per lo scambio di ostaggi, è un “elemento chiave” in discussione nei colloqui in corso oggi al Cairo, ha detto ad al Jazeera il portavoce di Hamas Osama Hamdan, precisando che “sfortunatamente, c’è stata una chiara dichiarazione da parte di Netanyahu secondo cui, indipendentemente da ciò che potrebbe accadere, se ci fosse o meno un cessate il fuoco, vi sarà l’attacco. Ciò è in contraddizione rispetto ai colloqui in corso”. 

“Vogliamo almeno sapere esattamente cosa significa la dichiarazione” di Netanyahu, ha aggiunto Hamdan. Ciò che noi intendiamo è che qualsiasi raggiungimento di un cessate il fuoco significa che non ci saranno più attacchi contro Gaza e Rafah”. 

Scatta intanto l’ultimatum di Israele ad Hamas per un accordo sul cessate il fuoco nella Striscia. Tel Aviv ha dato una settimana di tempo, altrimenti avvierà l’operazione militare a Rafah, dove sono rifugiati circa 1,4 milioni di palestinesi. L’Egitto, secondo le news riportate dal Wall Street Journal e attribuite a fonti del Cairo, ha lavorato con Israele sulla nuova proposta di cessate il fuoco presentata ad Hamas lo scorso weekend.  

I danni di un’operazione miliare israeliana a Rafah “andrebbero oltre l’accettabile” senza un piano per proteggere i civili palestinesi. E’ l’avvertimento rilanciato dal segretario di Stato americano Antony Blinken, che ha parlato al McCain Institute’s Sedona Forum in Arizona. “Assente un piano del genere, non possiamo sostenere una grande operazione militare a Rafah, perché i danni che farebbero andrebbero oltre quello che è accettabile”, ha ammonito Blinken, secondo cui “ci sono modi migliori per fare quello che serve a Israele per risolvere quello che resta del problema di Hamas”. 

E’ Hamas “l’unico ostacolo” ad un accordo, ha poi ribadito il segretario di Stato americano, mentre è attesa oggi al Cairo una delegazione del gruppo per i negoziati. “Aspettiamo di vedere se, in effetti, possono accettare un sì come risposta sul cessate il fuoco e sul rilascio degli ostaggi – ha dichiarato Blinken al Forum di Sedona del McCain Institute in Arizona – La realtà in questo momento è che l’unica cosa che si frappone tra la popolazione di Gaza e il cessate il fuoco è Hamas”. 

Il Qatar sarebbe intanto pronto ad accettare la richiesta degli Stati Uniti di espellere la leadership di Hamas da Doha, espulsione che potrebbe avvenire presto. Lo ha detto una fonte americana a conoscenza del dossier al Times of Israel, confermando quanto scritto dal Washington Post, secondo cui sarebbe stato il segretario di Stato americano Blinken a fare presente al premier del Qatar Mohammed Al Thani che Doha dovrebbe espellere la leadership del gruppo se Hamas continuerà a respingere le proposte sul cessate il fuoco ed il rilascio degli ostaggi. Una richiesta che verrebbe ribadita dagli americani nel caso in cui il movimento dovesse dire no al Cairo all’ultima offerta. 

Sarebbero 34.654 i morti registrati a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana contro l’enclave, successiva all’attacco del 7 ottobre di Hamas in Israele. Ad aggiornare il bilancio, parlando inoltre di 77.908 feriti, è stato il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas. 

Aerei da combattimento israeliani hanno colpito postazioni a Khan Younis, nel sud di Gaza, dopo che un razzo è stato sparato ieri dall’area del Kibbutz Ein Hashlosa. Ad annunciarlo sono state le Forze di Difesa israeliane, precisando che il razzo è caduto vicino al confine. Un altro raid sferrato dai caccia nel sud di Gaza ha preso di mira un lanciarazzi che era pronto per essere utilizzato in un attacco contro Israele. Il raid, ha precisato l’Idf, citato dal Times of Israel, è stato effettuato dopo che i civili che si erano rifugiati nell’area erano stati evacuati.  

Nel centro di Gaza, sono stati effettuati attacchi aerei contro le postazioni di lancio dei mortai pronte per attacchi contro le truppe, precisa la fonte militare. La Marina ha anche effettuato attacchi lungo la costa della Striscia, in gran parte a sostegno delle forze di terra che operano nel centro di Gaza, è stato infine reso noto.