Rafah, Israele prende il controllo del valico. Hamas: “Attacco per far naufragare accordo”

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(Adnkronos) – Le Forze di difesa israeliane hanno preso il controllo questa mattina del valico di Rafah dal lato di Gaza. Il valico, tra l’Egitto e il sud della Striscia, è quindi stato chiuso sul lato palestinese “per la presenza dei carri armati israeliani” e di conseguenza è stato interrotto l’arrivo di aiuti umanitari destinato alla popolazione. Chiuso “per ragioni di sicurezza” anche il valico di Kerem Shalom tra Israele e la Striscia di Gaza. “Verrà riaperto non appena le condizioni lo permetteranno”, riferiscono le Forze di difesa israeliane (Idf). Stessa sorte per il valico di Erez. 

Secondo quanto ha indicato alla Cnn una fonte vicina ai piani israeliani, quella condotta da Israele a Rafah è un’operazione “molto circoscritta” che ha lo scopo di mantenere la pressione su Hamas affinché accetti un accordo più favorevole a Tel Aviv. L’operazione non è infatti condotta su larga scala come minacciato pubblicamente dal governo israeliano da diverse settimane. 

Le Idf hanno riferito di aver avuto “informazioni di intelligence” sul fatto che “il valico di Rafah nella parte orientale veniva usato per scopi terroristic” e per questo hanno attaccato. Si è trattato di un’operazione ”di precisione”, si legge in una nota condivisa su Telegram, durante la quale sono stati uccisi circa 20 miliziani di Hamas e sono stati ”scoperti tre tunnel operativi”. Affermando che ”l’operazione continua”, le Idf hanno spiegato che “i residenti della zona orientale di Rafah sono stati incoraggiati a evacuare temporaneamente nell’area umanitaria ampliata di Al-Mawasi”. Qui, spiegano, sono stati costruiti “ospedali da campo, tende ed è stata aumentata la disponibilità di acqua, cibo, aiuti e forniture mediche”. 

Il raid è una “pericolosa escalation contro una struttura civile protetta dal diritto internazionale” e ha l’obiettivo di far naufragare i negoziati per un cessate il fuoco, ha dichiarato Hamas in una nota riportata dai media israeliani. Secondo l’organizzazione palestinese, “questo crimine” ha lo scopo di “peggiorare” la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. Il fatto poi che l’operazione sia stata condotta “subito dopo che abbiamo annunciato l’approvazione della proposta dei mediatori”, secondo Hamas, conferma “l’intenzione dell’occupazione di interrompere gli sforzi per un accordo”. Hamas ha quindi chiesto agli Stati Uniti e alla comunità internazionale di “esercitare pressioni su Israele affinché fermi l’escalation, che minaccia la vita di centinaia di migliaia di civili sfollati a Rafah e nell’intera Striscia di Gaza”. 

 

 

Una delegazione del Qatar è arrivata al Cairo. Lo confermano fonti sul posto citate dall’agenzia Dpa all’indomani dell’annuncio di Hamas sul suo via libera a una proposta per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza presentata dai mediatori di Egitto e Qatar. Successivamente Doha aveva fatto sapere che una sua delegazione sarebbe tornata nella capitale egiziana per la ripresa dei negoziati indiretti tra Israele e Hamas. 

Sono intanto almeno 34.789 i palestinesi che sono stati uccisi dal 7 ottobre scorso. Lo ha reso noto il ministero della Sanità guidato da Hamas, aggiungendo che altri 78.204 palestinesi sono rimasti feriti. 

 

Con la chiusura dei valichi di Rafah, Kerem Shalom ed Erez nessun aiuto può entrare nella Striscia di Gaza, ha dichiarato un portavoce di ActionAid. “Siamo seriamente preoccupati che l’intensificarsi dell’attacco a Rafah abbia portato alla chiusura di tutte le rotte degli aiuti verso Gaza”, ha detto un portavoce dell’ong. “Non arriva alcun aiuto umanitario, creando una situazione disastrosa per i 2,2 milioni di persone che già lottano contro la fame, le malattie e una grave mancanza di supporto medico”, ha aggiunto. “Il caos delle ultime 48 ore ha lasciato i residenti di Rafah nel terrore e nella confusione, senza un posto sicuro a cui rivolgersi”, ha continuato il portavoce di ActionAid. “Ricordiamo alle autorità israeliane che tutti coloro che rimangono o non possono partire, comprese le persone che necessitano di cure mediche, gli anziani e le persone con disabilità, sono protetti dal diritto internazionale umanitario e non devono essere presi di mira”, ha aggiunto. 

L’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistere i rifugiati palestinesi, l’Unrwa, ha criticato la chiusura del valico di Rafah tra Egitto e la Striscia di Gaza. “La continua interruzione dell’ingresso di aiuti e forniture di carburante al valico di Rafah fermerà la risposta umanitaria verso la Striscia di Gaza”, si legge sull’account di X dell’Unrwa. ”La fame catastrofica che le persone si trovano ad affrontare dalle persone, soprattutto nel nord di Gaza, peggiorerà di molto se queste rotte di rifornimento verranno interrotte”, ha aggiunto. 

“Un’invasione di terra a Rafah sarebbe intollerabile per le sue devastanti conseguenze umanitarie e per il suo impatto destabilizzante nella regione”. A ribadirlo il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres nel suo incontro al Palazzo di Vetro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rilanciando un appello “molto forte al governo israeliano ed alla leadership di Hamas perché compiano un passo in più per concretizzare un accordo che è assolutamente vitale. È un’opportunità che non può essere persa”. 

Intanto una delegazione del Qatar sarà oggi al Cairo per la ripresa dei negoziati indiretti tra Israele e Hamaas sul cessate il fuoco ed il rilascio degli ostaggi. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri di Doha, esprimendo “la speranza che i colloqui culminino in un accordo su un cessate il fuoco immediato e permanente, uno scambio di ostaggi e detenuti e in flusso sostenibile di aiuti umanitari in tutte le aree della Striscia”.  

Hamas intende includere i corpi di alcuni ostaggi morti tra i 33 che intende liberare nella prima fase dell’accordo che prevede 42 giorni di tregua a Gaza, scrive il New York Times citando due fonti vicine ai colloqui. Hamas, secondo le fonti, avrebbe detto ai mediatori che non sono tutte vive le persone che saranno consegnate alle autorità israeliane. 

In base all’accordo, nella prima fase era prevista la liberazione di donne, bambini, anziani e malati in cambio di un numero significativo di detenuti palestinesi dalle carceri israeliane. Israele aveva insistito perché la prima fase prevedesse il rilascio solo di ostaggi ancora in vita, abbassando a quaranta la richiesta. Si ritiene che siano ancora 132 le persone trattenute nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre, non tutte ancora in vita.