Putin: “Ucraina perde 50mila soldati al mese, Usa sostituiranno Zelensky”

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(Adnkronos) – La Russia non ha iniziato la guerra, l’Ucraina perde 50mila soldati al mese, gli Stati Uniti sostituiranno Volodymyr Zelensky con un altro presidente a Kiev nel 2025. Sono alcuni dei concetti che Vladimir Putin espone in un’intervista ad alcune agenzie internazionali a margine del forum economico di San Pietroburgo, secondo quanto riferisce Ria Novosti. 

Per il presidente russo, nessuno in Occidente vuole ricordare che la guerra in Ucraina è iniziata con un colpo di stato, di cui la Russia non è responsabile. “Tutti credono che la Russia abbia iniziato la guerra in Ucraina – dice – Ma nessuno, voglio sottolinearlo, nessuno in Occidente, in Europa, vuole ricordare come è iniziata questa tragedia, con un colpo di stato in Ucraina: questo è l’inizio della guerra. La Russia è responsabile di questo colpo di stato? No”. 

Nella guerra in corso da oltre 2 anni, Kiev perde “50mila soldati al mese”, mentre le perdite della Russia nella guerra in Ucraina sono “diverse volte inferiori”, dice Putin, che fornisce cifre non verificabili. Per il presidente russo, l’Ucraina al momento trattiene 1.348 prigionieri. In Russia, invece, ci sarebbero 6.465 prigionieri ucraini. 

Tra i vari temi, riflettori sugli Stati Uniti. Washington, dice Putin, sostiene Kiev perché vuole ostacolare la crescita della Russia: gli Usa “sono interessati alla loro leadership, non all’Ucraina”. E per questo archivieranno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky quando non sarà più funzionale, dice Putin: accadrà “nella primavera 2025”, afferma, sostenendo che ci sarebbero anche candidati alla successione. 

Gli Stati Uniti, dice ancora, si stanno distruggendo con le loro mani nel corso dello scontro politico interno in atto. “Il loro Stato, il loro sistema politico, si sta distruggendo dall’interno, stanno anche dando alle fiamme la loro leadership”, sostiene. Il sistema giudiziario americano, dice il presidente russo, viene utilizzato per lo scontro politico interno “nel caso di Donald Trump”. Dopo le elezioni di novembre, a prescindere dal risultato, sull’asse Washington-Mosca non ci saranno cambiamenti in termini di rapporti: “Pensiamo che non accadrà nulla di veramente serio”.