Ostaggi liberati a Gaza, Beirut: “Operazione salvataggio è stata un massacro”

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(Adnkronos) – “Il massacro del campo di Nuseirat”. Così il ministero degli Esteri libanese ha condannato l’operazione delle forze di sicurezza israeliane per salvare i quattro ostaggi poi liberati, ma che ha portato all’uccisione di oltre 200 palestinesi secondo Hamas. 

Il ministero ha inoltre invitato la comunità internazionale ad “agire immediatamente per porre fine al disastro umanitario in atto a Gaza”. 

Noa Argamani, Almog Meir Jan, Andrey Kozlov, e Shlomi Ziv. Sono loro i 4 ostaggi liberati dall’esercito israeliano in un’operazione nel centro della Striscia di Gaza. Erano stati rapiti il 7 ottobre durante l’attacco di Hamas al festival musicale Supernova. L’operazione è stata condotta dalle forze speciali che hanno effettuato raid simultanei in siti di Hamas a Nuseirat (VIDEO). A una prima valutazione medica, le condizioni mediche dei quattro sono apparse buone, ma sono ora stati portati all’ospedale per ulteriori controlli. 

La 25enne israeliana Noa, rapita da Hamas durante il festival e diventata simbolo del 7 ottobre, ha quindi riabbracciato il padre sull’autobus che la portava all’ospedale di Tel Hashomer subito dopo essere stata liberata insieme agli altri tre ostaggi (VIDEO). E’ quanto mostra un video postato sui social. 

“Gioia immensa e incredibile, da un lato. D’altra parte, Avinatan è ancora lì e fa male: è un miracolo grande e commovente”, ha detto a Ynet News Galia Dekal, sorella di Avinatan Or, il compagno di Noa Argamani, con la quale fu rapito e che resta tuttora in ostaggio. Dekal, nella sua intervista al giornale israeliano, ha fatto riferimento al fatto che Noa è stata l’ultima israeliana a vedere suo fratello vivo e ha detto: “Da quello che sappiamo, sono stati separati fin dal primo momento. È agghiacciante”. 

Noa era stata rapita lo scorso ottobre al rave nel deserto del Negev. La studentessa di 25 anni era diventata uno dei volti più noti della crisi dopo la diffusione del video in cui veniva portata via da Hamas sul sellino posteriore di una motocicletta, strappata dalle mani del fidanzato. Una clip di dieci secondi in cui si vede la ragazza in lacrime. La mamma di Noa è paziente oncologica, con un tumore al cervello. Il suo più grande desiderio in questi mesi è stato quello di vivere abbastanza per rivedere la figlia a casa. Oggi sono state diffuse le immagini dell’abbraccio di Noa con il padre Yaakov. 

Insieme a Noa, Almog e Shlomi, è stato liberato anche Andrei Kozlov, un altro dei partecipanti al Supernova. Kozlov, che ha 27 anni, è nato a San Pietroburgo, e si era trasferito in Israele solo da un anno e mezzo lo scorso autunno, lavorava per la sicurezza dell’evento. Al momento del raid di Hamas, stava comunicando via messaggi con il padre, a cui aveva detto che sentiva il rumore di spari intorno a lui. Ad alcuni amici aveva scritto un messaggio drammatico in cui denunciava di non aver un posto in cui nascondersi. Per la sua liberazione, così come quella di altri tre ostaggi con cittadinanza anche russa, Aleksandr Lobanov e Aleksandr Trufanov, si era espresso anche il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Kozlov era arrivato in Israele con un programma di internship Masa. Viveva a Rishon Lezion, fuori Tel Aviv. La madre si è trasferita in Israele dopo il suo rapimento. 

Anche Almog Meir, di 21 anni, e Shlomi Ziv, di 41, erano stati rapiti al rave. Meir, come Noa, era al rave come ospite, Ziv, come Kozlov, per lavorare. Il padre del 21enne è morto poche ore prima di poter rivedere suo figlio, scrive Ynet News, aggiungendo che a “mezzogiorno erano andati a dare a Yossi Jan la bella notizia della liberazione del figlio rapito ma lo avevano trovato privo di sensi”. 

“I soccorritori di Magen David Adom – aggiunge il giornale israeliano – intervenuti sul posto hanno accertato il decesso dell’uomo. Sul posto sono intervenute anche le squadre della scientifica per accertare le cause della morte”. 

Ziv, sposato, da 17 anni insieme alla moglie Meran, è un arredatore e stava per iniziare un nuovo lavoro quando ne ha accettato un altro, per aiutare al festival il cugino della moglie, Aviv Eliyahu. Questi, che era direttore della sicurezza, è stato ucciso. Meir è residente a Or Yehuda, nel centro di Israele. Era entusiasta per il Rave che aspettava da mesi. Alle 7.45 del mattino del sette ottobre, ha chiamato la madre, Orit, per chiederle di accendere il televisore. “L’esercito ha fatto finire la festa. Ci sono razzi che arrivano da tutte le direzioni e ci sparano contro. Non so cosa stia accadendo ma cercherò di chiamarti ogni ora. Ti voglio bene”, le aveva detto. 

 

Nel blitz dell’Idf sarebbero morte almeno 210 persone e ferite più di 400. Khalil Al-Dakran, direttore dell’ospedale al-Aqsa di Deir al-Balah, nella zona centrale di Gaza, ha dichiarato a Xinhua che molti palestinesi feriti sono stati inviati all’ospedale, e che per alcuni di loro è stata confermata la morte. In una dichiarazione di sabato, le Brigate Al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno denunciato l’assalto israeliano nell’area di Nuseirat come “un complesso crimine di guerra”. Anche Ismail Haniyeh, capo dell’ufficio politico di Hamas, ha condannato il mortale attacco israeliano, sottolineando che il popolo palestinese “non si arrenderà e la resistenza continuerà a difendere i propri diritti”. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato che l’operazione di salvataggio degli ostaggi era stata pianificata da settimane ed è stata condotta congiuntamente dall’esercito con l’unità d’elite della polizia e l’organo di intelligence Shin Bet, sottolineando che un agente di polizia è stato ucciso durante l’operazione.  

Dopo la notizia della liberazione dei quattro ostaggi, il ministro del gabinetto di guerra, Benny Gantz, ha invece annullato il discorso durante il quale, secondo ogni previsione, avrebbe annunciato il ritiro del sostegno del suo partito al governo Netanyahu. “Il mio pensiero va a tutte le famiglie degli ostaggi, siamo impegnati a fare di tutto per portarli a casa”, quanto ha detto il ministro affermando di avere “il cuore pieno” per la liberazione dei quattro ostaggi oggi a Gaza. “Voglio lodare i soldati delle forze israeliane, Yaman, Shin Bet per la complicata e coraggiosa operazione che è stata pianificata ed eseguita in modo ammirevole”, ha aggiunto. “Accanto alla giustificata gioia per il risultato raggiunto, dobbiamo ricordare – ha sottolineato pochi minuti dopo il tweet con cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu lo esortava a non lasciare il gabinetto di guerra- che tutte le sfide che Israele deve affrontare sono rimaste tali e quali. Pertanto, dico al Primo Ministro e a tutta la leadership, anche oggi dobbiamo considerare responsabilmente come sia meglio e possibile proseguire da qui”.