Hamas: “Israele ha ucciso 3 ostaggi nel blitz. Massacro di civili, almeno 274 morti”

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(Adnkronos) – Il ministero della Sanità di Gaza controllato da Hamas ha aumentato le sue stime sulle vittime dell’operazione condotta ieri da Israele per il salvataggio di 4 ostaggi a Nuseirat. Almeno 274 persone sono state uccise e 698 ferite durante l’attacco. Le Brigate Qassam affermano che Israele ha ucciso alcuni ostaggi durante l’operazione. Il braccio armato di Hamas ha precisato su Telegram che tre ostaggi, tra cui un cittadino statunitense, sono stati uccisi nel corso dell’attacco dei soldati israeliani. 

La parte palestinese ha parlato di un “massacro” di civili a Nuseirat, con immagini orribili di feriti e morti insanguinati, compresi bambini, che circolano sui social media. Al momento dell’operazione molte persone si stavano recando in un mercato vicino.  

Il portavoce dell’esercito israeliano Daniel Hagari ha detto che le forze speciali sono state sotto tiro durante l’intera operazione, che era stata pianificata per molto tempo. I palestinesi avrebbero usato bazooka contro le truppe nel corso dell’operazione, nella quale un ufficiale israeliano ha perso la vita. 

Intanto l’esercito israeliano comunica che le operazioni militari continuano a Deir el-Balah e Bureij. In un aggiornamento della situazione su Telegram, l’Idf ha affermato che gli aerei da combattimento stanno “colpendo numerosi obiettivi terroristici nell’area, così come terroristi armati che rappresentavano una minaccia” per le truppe israeliane. 

Nella zona meridionale di Rafah, le truppe della 162esima divisione stanno continuando “operazioni mirate basate sull’intelligence” e localizzando “pozzi di tunnel” e armi. Nel centro di Gaza, le truppe continuano a “smantellare le infrastrutture terroristiche ed eliminare i terroristi”. L’esercito ha aggiunto che “numerosi colpi di mortaio” sono stati lanciati contro le truppe nell’area dell’Università Islamica nel sud di Gaza City, ma non sono stati segnalati feriti e il lanciatore è stato smantellato. 

Noa Argamani, Almog Meir Jan, Andrey Kozlov, e Shlomi Ziv. Sono loro i 4 ostaggi liberati dall’esercito israeliano nell’operazione nel centro della Striscia di Gaza. Erano stati rapiti il 7 ottobre durante l’attacco di Hamas al festival musicale Supernova. L’operazione è stata condotta dalle forze speciali che hanno effettuato raid simultanei in siti di Hamas a Nuseirat (VIDEO). A una prima valutazione medica, le condizioni mediche dei quattro sono apparse buone, ma sono stati portati in ospedale per ulteriori controlli. 

La 25enne israeliana Noa, rapita da Hamas durante il festival e diventata simbolo del 7 ottobre, ha quindi riabbracciato il padre sull’autobus che la portava all’ospedale di Tel Hashomer subito dopo essere stata liberata insieme agli altri tre ostaggi (VIDEO).  

“Gioia immensa e incredibile, da un lato. D’altra parte, Avinatan è ancora lì e fa male: è un miracolo grande e commovente”, ha detto a Ynet News Galia Dekal, sorella di Avinatan Or, il compagno di Noa Argamani, con la quale fu rapito e che resta tuttora in ostaggio. Dekal, nella sua intervista al giornale israeliano, ha fatto riferimento al fatto che Noa è stata l’ultima israeliana a vedere suo fratello vivo e ha detto: “Da quello che sappiamo, sono stati separati fin dal primo momento. È agghiacciante”. 

Noa era stata rapita lo scorso ottobre al rave nel deserto del Negev. La studentessa di 25 anni era diventata uno dei volti più noti della crisi dopo la diffusione del video in cui veniva portata via da Hamas sul sellino posteriore di una motocicletta, strappata dalle mani del fidanzato. Una clip di dieci secondi in cui si vede la ragazza in lacrime. La mamma di Noa è paziente oncologica, con un tumore al cervello. Il suo più grande desiderio in questi mesi è stato quello di vivere abbastanza per rivedere la figlia a casa. Sono state diffuse le immagini dell’abbraccio di Noa con il padre Yaakov. 

Insieme a Noa, Almog e Shlomi, è stato liberato anche Andrei Kozlov, un altro dei partecipanti al Supernova. Kozlov, che ha 27 anni, è nato a San Pietroburgo, e si era trasferito in Israele solo da un anno e mezzo lo scorso autunno, lavorava per la sicurezza dell’evento. Al momento del raid di Hamas, stava comunicando via messaggi con il padre, a cui aveva detto che sentiva il rumore di spari intorno a lui. Ad alcuni amici aveva scritto un messaggio drammatico in cui denunciava di non aver un posto in cui nascondersi. 

Anche Almog Meir, di 21 anni, e Shlomi Ziv, di 41, erano stati rapiti al rave. Meir, come Noa, era al rave come ospite, Ziv, come Kozlov, per lavorare. Il padre del 21enne è morto poche ore prima di poter rivedere suo figlio, scrive Ynet News, aggiungendo che a “mezzogiorno erano andati a dare a Yossi Jan la bella notizia della liberazione del figlio rapito ma lo avevano trovato privo di sensi”. 

“I soccorritori di Magen David Adom – aggiunge il giornale israeliano – intervenuti sul posto hanno accertato il decesso dell’uomo. Sul posto sono intervenute anche le squadre della scientifica per accertare le cause della morte”. 

Ziv, sposato, da 17 anni insieme alla moglie Meran, è un arredatore e stava per iniziare un nuovo lavoro quando ne ha accettato un altro, per aiutare al festival il cugino della moglie, Aviv Eliyahu. Questi, che era direttore della sicurezza, è stato ucciso. Meir è residente a Or Yehuda, nel centro di Israele. Era entusiasta per il rave che aspettava da mesi. Alle 7.45 del mattino del 7 ottobre, ha chiamato la madre, Orit, per chiederle di accendere il televisore. “L’esercito ha fatto finire la festa. Ci sono razzi che arrivano da tutte le direzioni e ci sparano contro. Non so cosa stia accadendo ma cercherò di chiamarti ogni ora. Ti voglio bene”, le aveva detto. 

Benny Gantz, il ministro del Gabinetto di Guerra israeliano, dovrebbe annunciare le sue dimissioni dal governo in una conferenza stampa programmata per stasera alle 20, le 19 in Italia. Lo riportano i media israeliani, dopo il rinvio dell’annuncio di ieri in seguito al salvataggio dei quattro ostaggi israeliani.  

Gli uffici di Al Jazeera in Israele rimarranno chiusi per altri 45 giorni, ha annunciato su X il ministro israeliano delle comunicazioni Shlomo Karhi, dicendosi “convinto” che il divieto di trasmissioni sarà esteso anche in futuro. Karhi ha ringraziato sul social il primo ministro Netanyahu e il governo per aver approvato l’estensione. “Non permetteremo al canale terroristico Al Jazeera di trasmettere in Israele mettendo in pericolo i nostri combattenti. Ora ho firmato l’estensione degli ordini che vietano le trasmissioni del canale Al Jazeera in Israele”, ha scritto il ministro. 

Al Jazeera ha inviato una risposta al ministro tramite i suoi avvocati, respingendo questa decisione e negando tutte le accuse e le giustificazioni su cui il ministro ha basato la sua decisione. Il bando è stato condannato a livello internazionale. Gli americani – scrive l’emittende del Qatar – hanno parlato dell’importanza della libertà di stampa. L’Unione Europea, la Gran Bretagna e la maggior parte delle nazioni occidentali hanno messo in dubbio la saggezza del divieto e hanno chiesto a Israele di revocarlo.