Europee, Agnelli (Confimi industria): “Serve cambio di rotta, ora piano industriale comune”

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(Adnkronos) – “Guardiamo alle prossime elezioni europee auspicando un cambio di rotta. Si sono accorti tutti che l’Ue così non va, così com’è avvenuto con la globalizzazione che abbiamo finora conosciuto”. A parlare, con Adnkronos/Labitalia, alla vigilia delle elezioni europee, è Paolo Agnelli, industriale e presidente di Confimi Industria.  

“Finché in Europa ciascuno giocherà con le proprie logiche economiche e vigeranno pesanti sanzioni per la guerra ancora in atto, sarebbe impensabile aggiungere anche i vincoli del Patto di Stabilità”, fa notare il presidente di Confimi Industria. “La direzione da intraprendere, e Confimi lo dice da anni, è quanto in queste settimane hanno sottolineato Mario Draghi e Fabio Panetta: riforme e politiche comuni, perché i singoli Stati sono ormai irrilevanti sui mercati, serve un piano industriale europeo”, ricorda Agnelli. Piena, inoltre, la condivisione di Confimi sulle dichiarazioni di Draghi. “Non abbiamo mai avuto una strategia industriale Ue” per rispondere a Stati Uniti e Cina e “nonostante le iniziative positive in corso, manca ancora una strategia globale su come rispondere in molteplici settori”, spiega Agnelli. 

E Confimi industria in vista delle elezioni europee ha presentato un Manifesto in cui si chiede, tra l’altro “l’interoperabilità delle principali piattaforme pubbliche, nazionali ed europee, per la semplificazione dei sistemi di gestione, nell’accesso a gare e bandi, nella rendicontazione finanziaria e no; l’esclusione dei finanziamenti per i percorsi formativi dagli Aiuti di Stato; incentivi al risk-assesmentm; che risorse dei Fondi strutturali e di Coesione siano dedicati alla riduzione dei rischi da catastrofi naturali; aggiornamento Small Business Act (Sba) per adattarsi ai nuovi bisogni delle imprese, identificando validi sistemi di governance e monitoraggio a livello europeo e nazionale, e deve tornare ad essere una priorità. In questo modo può rappresentare un veicolo efficace e strategico a supporto dello sviluppo di qualità delle pmi; accesso equo ai mercati e il corretto funzionamento della concorrenza; accesso reale e sostenibile alle energie rinnovabili e a nuove forme di energia un nuovo corso di approvvigionamento di materie prime essenziali e strategiche, con particolare attenzione al riciclo e alla sua industria; ampliamento dei Digital Innovation Hub; contaminazione tra mondo universitario e pmi sulle transizioni e condivisione dei manager; promozione della cultura di impresa e formazione continua degli imprenditori; incentivi per l’inserimento, anche temporaneo, di figure manageriali nelle pmi”.  

In particolare sull’energia per Confimi tra le diverse criticità da risolvere, spiccano: “mancanza di un mercato unico europeo di acquisto dell’energia; mancanza di un piano energetico volto a garantire l’indipendenza energetica dell’Unione; reale liberalizzazione degli operatori di mercato; fonti di approvvigionamento nazionali così diversificate e talvolta in contrasto con gli obiettivi climatici (come nel caso della Polonia alimentata a carbone) capaci di generare prezzi industriali al kWh di incredibile disparità per le imprese dei differenti paesi dell’unione tale da generare un notevole dumping commerciale;s scarsi investimenti in attività di R&S in fonti alternative come idrogeno e nucleare verde; semplificazione e incoraggiamento per la costituzione delle Cer industriali e mercato dell’autoproduzione”.  

E sull’impresa femminile: “definizione comune agli Stati membri dell’Unione di impresa femminile che rappresenti, tuteli e valorizzi il ruolo sociale ed economico delle imprenditrici; fondi strutturali per la nascita e il consolidamento di imprese guidate da donne; bandi che tengano conto della certificazione della parità di genere e dell’equa distribuzione di risorse tra imprenditrici e professioniste; riforma delle politiche di welfare; abolizione del gap digitale e salariale”.  

Per quanto riguarda le infrastrutture “si favorisca il dialogo tra imprese e banche di territorio, ormai anch’esse sparite a vantaggio dei grandi gruppi; si incentivi l’uso delle garanzie pubbliche e private per favorire l’accesso al credito delle pmi meritevoli ma escluse dalle banche per criteri di mera convenienza e redditività; si favorisca l’inclusione delle pmi negli appalti pubblici, magari con politiche di lottizzazione degli stessi”. E ancora su imballaggi e rifiuti imballaggi tra i suggerimenti per il miglioramento del Ppwr: “approccio neutrale rispetto ai materiali, inclusione di tutte le tipologie; obbligo raccolta differenziata di tutti i materiali; inclusione di requisiti di certificazione per le plastiche riciclate; no al diritto/clausola di prelazione alla plastica riciclata da parte dei produttori coinvolti dai target di contenuto di riciclato; no all’inclusione della plastica a base biologica tra gli obiettivi di contenuto di riciclato; necessità di previsioni relative a un sistema di controllo e monitoraggio”, conclude Confimi.  

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