Putin in Kazakistan, al vertice di Astana incontro con Xi e Erdogan

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(Adnkronos) – E’ iniziata la visita in Kazakistan del presidente russo, Vladimir Putin, atteso da una serie di bilaterali a margine del vertice Sco. Secondo l’agenzia Tass, il leader russo è arrivato ad Astana accompagnato da una nutrita delegazione di cui fanno parte, tra gli altri, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il consigliere Yuri Ushakov, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, i vice primi ministri Alexander Novak e Alexey Overchuk ed il rappresentante della Russia presso la Sco Bakhtiyor Khakimov. 

Oltre all’assemblea generale dell’organizzazione, che si terrà domani, ad Astana Putin incontrerà i capi di almeno sette Stati. Tra loro c’è il leader turco, Recep Tayyip Erdogan. Come ha annunciato Ushakov, si potrebbe parlare anche della possibile visita del presidente russo in Turchia, prevista da tempo. Oggi Putin vedrà il presidente cinese, Xi Jinping, a una mese e mezzo dal loro ultimo faccia a faccia a Pechino, e con i leader di Azerbaigian, Kazakistan, Mongolia e Pakistan. Domani, invece, è previsto un colloquio con il presidente ad interim dell’Iran, Mohammad Mokhber, che guida il Paese dopo la morte del presidente Ebrahim Raisi in un incidente in elicottero.  

La “partnership strategica” tra Cina e Russia alla prova delle ambizioni di influenza in Asia Centrale al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) che si apre oggi. Un blocco che, istituito nel 2001 a Shanghai, è stato descritto come “l’anti-Nato”. E va verso un ulteriore allargamento, questa volta con le porte spalancate alla Bielorussia. A margine dei lavori è atteso un bilaterale tra Xi Jinping e Vladimir Putin – dopo la visita del leader russo nel gigante asiatico dello scorso maggio, seguita poi però da quella in Corea del Nord con il patto di mutua difesa con Kim Jong Un – mentre da oltre due anni prosegue il conflitto in Ucraina, iniziato con l’invasione russa del 24 febbraio 2022. Che la Bielorussia ha ‘agevolato’. 

Il summit, scrive il Guardian, rientra nel ‘lavoro’ cinese per stabilire quello che chiamano ordine mondiale “multilaterale”, senza il dominio Usa. Per Zhou Rogn, ricercatore della Renmin University di Pechino citato dai media ufficiali della Repubblica Popolare, il “messaggio” della Sco “al mondo occidentale è che ci sono molte voci diverse dalle economie emergenti che devono essere ascoltate e rappresentate”. Ma, avverte la Cnn, l’attesa ammissione alla Sco della Bielorussia è un’altra mossa di Pechino e Mosca per trasformare il gruppo – che nacque come Shanghai Five – da un blocco di sicurezza regionale a un contrappeso geopolitico per le istituzioni occidentali guidate da Usa e alleati.  

Per Eva Seiwert, esperta di politica estera cinese al Mercator Institute for China Studies (Merics) di Berlino citata dalla rete americana, l’atteso ingresso della Bielorussia nella Sco “mette realmente in luce come la missione del gruppo sia cambiata negli ultimi anni”, convinta che si tratti di fondo di una “mossa geopolitica” più che di cooperazione. 

E, dice Bates Gill del National Bureau of Asian Research, l’allargamento alla Bielorussia “pone nuovi interrogativi sulla reputazione, sulla legittimità e sul mandato dell’organizzazione, data la natura del regime bielorusso e il suo sostegno alla palese violazione da parte della Russia del diritto internazionale e all’invasione dell’Ucraina”. “Chiaramente – afferma – la Sco tollera regimi autoritari, ma rispetto al mandato dell’organizzazione diversifica e diluisce il focus originale che era sull’Asia centrale”. 

E, secondo la Cnn, l’orientamento sempre più antioccidentale del blocco starebbe motivo di disagio tra i Paesi membri che vogliono mantenere buoni rapporti con l’Occidentale. “Mette – secondo Bates Gill – i Paesi dell’Asia centrale in una posizione molto imbarazzante”. 

Il conflitto in Ucraina “ha dimostrato ai Paesi dell’Asia centrale che la diversificazione dei loro rapporti con il mondo è la chiave per il loro successo nella regione”, commenta Temur Umarov, del Carnegie Russia Eurasia Center citato dal Guardian. E il conflitto “ha fatto sì che il processo di sostituzione della Russia” con la Repubblica Popolare “sia avvenuto più rapidamente”. Tutto mentre il gigante asiatico appare in cerca di un modo più diretto, senza il coinvolgimento russo, per impegnarsi con l’Asia centrale (l’anno scorso si è tenuto a Xi’an il primo summit Cina-Asia centrale). 

Xi è arrivato ieri ad Astana per un viaggio di cinque giorni che include una tappa anche in Tagikistan. Più di dieci anni fa, nella seconda metà del 2013, era stato dal Kazakistan che Xi aveva lanciato la Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta. Stamani è arrivato Putin, per il quale la Sco è diventata una piattaforma per dimostrare che non è isolato a livello internazionale per la sua “operazione militare speciale” in Ucraina. Salta il summit il premier indiano Narendra Modi. Dopo il vertice di Astana la Cina assumerà la presidenza di turno del blocco. 

Nata nel 2001 come evoluzione dello Shanghai Five, istituito nel 1996, l’Organizzazione era inizialmente un forum che riuniva i Paesi fondatori del gruppo ‘originale’ – Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan – più l’Uzbekistan. Nel tempo il blocco, che rappresenta circa il 40% della popolazione mondiale, ha aperto le porte a India e Pakistan (2017) e, lo scorso anno, all’Iran.  

Afghanistan e Mongolia sono parte del gruppo come “osservatori”, insieme alla Bielorussia di Alexander Lukashenko che dal 2022 è nel processo per l’adesione a pieno titolo al blocco. Ci sono inoltre 14 “partner di dialogo”: Arabia Saudita, Azerbaigian, Armenia, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Cambogia, Kuwait, Maldive, Myanmar, Nepal, Qatar, Sri Lanka e Turchia. 

Alla fondazione gli obiettivi del blocco erano la lotta al terrorismo e la promozione della sicurezza ai confini. Ma negli anni l’organizzazione è ‘cresciuta’ nel nome dell’ambizione condivisa di Mosca e Pechino di contrastare l'”egemonia” Usa.