Francia, Attal all’Eliseo per le dimissioni: gli scenari dopo il voto

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(Adnkronos) – Il premier francese, Gabriel Attal, è arrivato all’Eliseo per presentare la sua lettera di dimissioni al presidente Emmanuel Macron. Lo ha riferito l’emittente Bfmtv. I risultati definitivi delle elezioni in Francia hanno confermato che nessun gruppo ha raggiunto la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale, per la quale è necessario ottenere 289 seggi nell’Assemblea. 

Il Nouveau Front Populaire, la coalizione di sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon, ha ottenuto 182 deputati sui 577 totali nella nuova Assemblea nazionale dopo il ballottaggio di ieri. Lo scrive Le Monde, sottolineando che la coalizione del presidente Emmanuel Macron, Ensemble pour la Republique, ottiene 168 seggi. 

Terzo il partito di estrema destra Rassemblement National (Rn) di Jordan Bardella e Marine Le Pen in coalizione con Eric Ciotti, che conquistano 143 seggi. Ai Repubblicani che hanno deciso di correre da soli vanno invece 45 seggi. 

Dunque nessuna maggioranza assoluta. Il Nouveau Front Populaire sarà la più grande forza politica della nuova Assemblea nazionale ma non potrà governare da sola. Fermata l’estrema destra guidata dal Rassemblement National spetterà al presidente Emmanuel Macron nominare un nuovo premier dopo le dimissioni di Attal. 

Ma come sarà possibile governare la Francia? L’emittente Bfmtv ha elaborato cinque scenari possibili dopo il risultato delle elezioni legislative anticipate convocate a sorpresa da Macron all’indomani della sconfitta elettorale alle europee del 9 giugno. 

Il primo scenario è quello che vede un governo guidato dal Nouveau Front Populaire. Nel suo primo discorso a urne chiuse Jean-Luc Mélenchon lo ha detto chiaramente: Macron ha “il dovere di far governare il Nouveau Front Populaire”. In assenza di una maggioranza assoluta, France Insoumise propone di approvare tramite decreto parte del suo programma, in particolare l’aumento del salario minimo, il blocco dei prezzi, l’abrogazione della riforma delle pensioni. Per evitare di avere contro l’Assemblea nazionale, però, un governo guidato da Nfp dovrebbe cercare di convincere alcuni deputati di Ensemble a non votare per le proposte presentate dalla destra o dall’estrema destra. E’ possibile essere in minoranza e governare, rileva Bfmtv ricordando come Elisabeth Borne e Gabriel Attal lo abbiano fatto per due anni, senza che i repubblicani abbiano mai votato in blocco contro il governo. 

Un secondo scenario immagina invece un’alleanza tra la coalizione presidenziale Ensemble e i Repubblicani, che permetterebbe ai macroniani di restare a galla. “Ci stiamo rivolgendo ai Repubblicani”, ha detto a Bfmtv Benjamin Haddad, deputato dell’Ensemble ed ex segretario nazionale dell’Ump. ”Lo dico da due anni, voglio che lavoriamo con loro”, ha aggiunto. Nel caso in cui si raggiunga un accordo, il futuro governo potrebbe però cadere con una mozione di sfiducia se votata dal Nouveau Front Populaire e dal Rassemblement National. A meno che non ci sia un accordo di astensione tra alcuni partiti. 

Il terzo scenario prevede invece un governo di coalizione sullo stile tedesco. ”La sinistra vuole governare, ma non governerà mai”, ha detto un dirigente di Renaissance a Bfmtv. ”Un primo ministro del Nouveau Front Populaire cade in tre giorni”, ha aggiunto, sostenendo che ”dovremo entrare in una coalizione in stile tedesco e ciò richiederà tempo”. In Germania è normale che partiti con ideologie diverse si uniscano una volta noti i risultati elettorali per formare una maggioranza, scrive l’emittente francese sul suo sito. Negli ultimi anni socialisti e conservatori hanno talvolta governato insieme o con il centro o gli ecologisti. Matematicamente, una coalizione Ps-Ensemble-Lr riunirebbe 296 deputati, ovvero una maggioranza ristretta. Ma i principali partiti del Nouveau Front Populaire sembrano escludere questo scenario. ”Avremo una sola bussola, quella del programma del Nouveau Front Populaire”, ha dichiarato Olivier Faure non appena sono stati annunciati i risultati. 

Quarto scenario è quello di un governo tecnico composto da esperti, ovvero economisti, alti funzionari pubblici, diplomatici, supervisionati da una personalità scelta in modo consensuale da inviare a Matignon. Un concetto un po’ vago in Francia, mai esistito durante la Quinta Repubblica, sottolinea Bfmtv. La Francia ha conosciuto un governo di unità nazionale che riuniva quasi tutti i partiti con Michel Debré (1959-1962). I ”tecnici” sono stati a capo di governi come quello di Raymond Barre nel 1976 o Jean Castex nel 2020. Ma entrambi avevano un mandato politico e una maggioranza nell’Assemblea. In concreto si tratterebbe di una super amministrazione incaricata di garantire la continuità dello Stato. Ovvero garantire che i dipendenti pubblici e le bollette siano pagati, che le risorse necessarie siano assegnate alle amministrazioni. Il minimo indispensabile. Per quanto riguarda la tassazione, ad esempio, si dovrebbe a priori limitarsi allo status quo. 

Quinto e ultimo scenario prevede una crisi istituzionale. Perché anche un governo tecnico sarebbe sempre minacciato da una mozione di sfiducia che può essere presentata dal Nouveau Front Populaire, dai Repubblicani o dal Rassemblement National. Se nessuno degli scenari precedenti dovesse funzionare, la Francia entrerebbe infatti in una profonda crisi istituzionale, con Emmanuel Macron che non sarebbe in grado di sciogliere l’Assemblea nazionale prima del luglio 2025. ”Se non c’è la maggioranza, la soluzione per sbloccare la situazione è che lui (Emmanuel Macron, ndr) se ne vada”, aveva detto Mélenchon prima del secondo turno. ”E’ normale, è lui il responsabile del pasticcio”, aveva aggiunto. 

Per il Rassemblement National è il momento di fare un ”esame di coscienza”. Ne è convinto Louis Aliot, vicepresidente del Rassemblement National, che ai microfoni di Rtl ha detto che ”ci sono stati dei candidati che non avrebbero dovuto esserlo” e ”dovremo mettere in discussione chi ci rappresenta”. 

Il sindaco di Perpignan, nei Pirenei Orientali, ritiene che, nel caso in cui il suo partito arrivi ”al potere”, ”sarà necessario adottare misure per inserire in ogni collegio elettorale persone affermate, che contano a livello locale. Dobbiamo stabilire una disciplina di partito”. Aliot rivendica poi lo status di partito leader in Francia. “Rimaniamo il partito leader e il gruppo politico leader nell’Assemblea nazionale”, ha affermato. ”Ci è stata negata la vittoria, con i triangolari e i ritiri. La Francia non è governabile come vorrebbe la maggioranza dei francesi”, ha aggiunto. 

Il Nuovo fronte popolare (Nfp) “entro una settimana” deve “essere in grado di presentare una candidatura” per la carica di primo ministro, ha detto il leader del Partito socialista – una delle forze della coalizione – Olivier Faure a Franceinfo. 

Manuel Bompard, il coordinatore di La France Insoumise (Lfi), ritiene che la sinistra possa accordarsi sul nome del premier attraverso il “consenso”. Lo ha dichiarato in un’intervista a France 2, commentando le parole di Clementine Autain, che ha proposto un voto dei deputati del Nuovo fronte popolare (Nfp), la coalizione di sinistra che ha vinto le legislative in Francia, per scegliere il candidato da presentare al presidente Macron. “Non necessariamente con un voto, può esserci un consenso – ha precisato Bompard – Ma occorre una proposta con un governo del Nuovo fronte popolare che permetta di rappresentare tutti i componenti”. 

Il leader centrista Francois Bayrou ritiene che sia “possibile” la costituzione di una maggioranza senza Rn e Lfi, che rappresentano gli estremi del panorama politico francese rispettivamente a destra e sinistra. In un’intervista a France Inter, Bayrou ha sottolineato che i partiti di sinistra che compongono il Nuovo fronte popolare, vincitore delle elezioni legislative, hanno “atteggiamenti e scelte politiche che sono incompatibili tra loro”, aggiungendo che a suo parere “queste elezioni non hanno dato il loro verdetto da un punto di vista numerico”.